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MOTOCOLTIVATORE - LA STORIA DEL MOTOCOLTIVATORE E DEI MOTOCOLTIVATORI

In Europa la prima forma di meccanizzazione agricola non è rappresentata, come molti credono,dal trattore, ma dal motocoltivatore, una macchina monoasse conmotore a combustione interna dipochi CV, motrice e operatrice altempo stesso, condotta a mano daun operaio che segue a piedi l’avanzamento della macchina.Pensato originariamente per leoperazioni di aratura e fresaturanelle mediopiccole aziende agricole a conduzione diretta o in affitto, nel corso degli anni si è evolutodiventando una macchina polifunzionale, adatta a molteplici operazioni (falciatura, semina, irrigazione, traino di piccoli rimorchi, ecc.),particolarmente preziosa sia nellearee marginali di collina e montagna, sia nelle aziende specializzate in orticoltura, frutticoltura e floricoltura.Fece la sua primacomparsa all’iniziodel secolo scorsoper le operazioni diaratura e fresatura.

Il boom in Italia funegli anni Cinquantadi Franco ZampicininiStoria e tecnicadel motocoltivatoreD’EPOCAL’esordio ai primidel ’900I primi esemplari di macchine classificabili nella famiglia dei motocoltivatori sono le motoaratrici inventate a inizio Novecento. Uno degliesemplari più interessanti è laMaskell, con motore bicilindrico atestacalda Pètter da 12 CV, dotatadi un’unica ruota motrice di 90 cmdi diametro e 48 di larghezza, chelavora fuori solco.Ideatore del motocoltivatore ad organi rotanti, comunemente chiamato fresatrice, è lo svizzero Karlde Meyenburg, le cui prime sperimentazioni risalgono al 1911. Laproduzione industriale inizia nel1918. Si tratta di una macchina monoasse, con motore a combustione interna e provvista nella parte posteriore di una fresa, costituita daun aspo rotante munito di attrezziad uncino (raffi), o di altra foggiamontati elasticamente. La fresa gira a elevata velocità e i raffi apronouna fetta di terreno, sminuzzandolo finemente.In Italia, all’epoca della Prima guerra mondiale, sono numerose le ditteartigianali, specie in Lombardia edEmilia, che realizzano rudimentali motocoltivatori utilizzando piccolimotori originariamente prodotti per altri scopi (ad esempio per l’azionamento delle attrezzature nei caseifici e di macchine utensili).Motocoltivatore dellasvizzera Simar conapplicata una trivelladell’americana ContinentalBelton, 1952. È in grado dieseguire fori fino a 41 cmdi diametro e arrivaa una profondità di 1,50 m

Un certo successo ottiene l’aratroautomobile GalardiPatuzzo. Ideato da Luigi Patuzzo, pioniere dell’aratura meccanica, è formato daun’intelaiatura in acciaio sulla quale è montato a sbalzo un motore da35 CV (successivamente potenziato a 710 CV) che trasmette ilmoto, mediante una serie di cinghie, all’unica ruota motrice deldiametro di 70 cm e larga 40, provvista di 12 palette sporgenti. Il conducente guida la macchina mediante due lunghe stegole in legno.Negli stessi anni la ditta Gianetti diSaronno presenta un motocoltivatore munito di “zappette elastiche inacciaio di costruzione e forma assaiingegnosa le quali grattano il terreno come potrebbe fare un cane con le zampe” ad una profondità variabile da 15 a 35 cm. Il propulsore è unbicilindrico a V a benzina di 5 o 8 CV,raffreddato ad acqua, il cambio è adue velocità. La conduzione avvienetramite un timone alla cui estremitàsono inserite le impugnature portanti le leve di comando.Anni ’20:l’affermazione in EuropaNegli anni Venti i motocoltivatori siaffermano un po’ in tutta Europa.Alla loro costruzione si dedicanonon solo piccole aziende artigianali, ma anche affermate industriemetalmeccaniche.Intorno al 1924 la Siemens di Berlino mette in commercio un motocoltivatore con motore monocilindricoda 4,5 CV e un modello più potente da 8 CV, adatto anche per la falciatura e per azionare, attraverso una piccola puleggia, macchine operatrici fisse. La Holder, fondata a Metzingen(Germania) nel 1888, specializzatasi nella produzione di pompe irroratrici, nel 1930 progetta il suo primo motocoltivatore, successivamentedotato di un motore Fichtel & Sachs. Peculiarità dei motocoltivatori Holder è quella di poter essere equipaggiati con svariati accessori,quali differenti tipi di organi per lalavorazione del terreno (aratri a versoio, zappatrici, coltivatori), barrafalciante laterale, pompe per i trattamenti antiparassitari alle piante eper l’irrigazione, seminatrice, voltafieno, rimorchio.Altra importante casa tedesca èl’Agria di MöckmühlWütt che punta su motocoltivatori di piccola potenza, caratterizzati da una grande versatilità: il modello Universal da5 CV, in produzione a metà anniCinquanta, è disponibile con 32differenti accessori quali organi per la lavorazione del terreno d’ognifoggia, barre falcianti frontali e laterali, pompe, irroratrici, rimorchietti con portata di 400 kg, ecc. In Francia i principali produttori dimotocoltivatori sono, nel secondoDopoguerra, Somua, Soberfon,LMP, Staub e Patissier (Energic),che offrono modelli mediograndi,con motori monocilindrici a 2 o 4tempi, da 912 CV, pensati soprattutto per l’aratura.Uno dei motocoltivatori di maggior successo è l’Energic tipo 409, prodotto negli Etablissements Patissier di VillafranchesurSaone.Mosso da un motore monocilindrico 4 tempi di 500 cm³ con potenza di 9 CV a 1.800 giri/min, cambio a 6 marce avanti e 3 retromarce, può essere dotato di svariati tipi di aratri fino a 3 solchi, coltivatori, fresarotativa, argano, attrezzature per itrattamenti fitosanitari, falciatrice emietilegatrice; è inoltre provvisto dipresa di potenza e puleggia, che neampliano le possibilità d’uso.La Simar (Société Industrielle deMachines Agricoles Rotatives) diGinevra si afferma con i suoi motocoltivatori: del tipo “51” al terminedella Seconda guerra ne risultavaAratro a motore GalardiPatuzzo, 1915circa. Il motore a sbalzo anteriore da 3a 10 CV, a benzina o petrolio, trasmetteil moto mediante una serie di cinghieall’unica ruota motrice. Il peso, compresol’aratro a due solchi, è di 380 kgAvviamento a strappo di un motocoltivatore SiemensSchuckert K 4, 1924. Monta un motoremonocilindrico a 2 tempi da 4,5 CV a 1.500 giri/minMotocoltivatoreSimar Pomezia8 CV in versionefrutteto, 1961.

Estremamente basso e carenato con stegoletelescopiche,può fresarefino ai piedidegli alberida frutta no prodotti 22.000 esemplari, esportati in tutti i continenti. Il suo successore “56”, uscito nel 1946, è ingrado di fresare fino a 2 ettari algiorno, a una profondità da 5 a30 cm, e arare con un aratro reversibile in un giorno quanto una coppia di buoi in tre giorni. Tra i numerosi accessori di cui può essere dotata la macchina vi sono la falciatrice impiegabile anche come mietitrice, l’argano funicolare per le arature profonde anche in terreni declivi, la fresa a getto laterale peraprire le scoline e per la divisionedelle prose dopo la semina.Prodottodall’austriacaVogel & Noot,il motocoltivatore SD 10, con motorediesel Stihl a 2 tempi da 10 CV si distingue per la ricca gamma di attrezzature di cui può essere dotato: oltrequelle consuete per la lavorazionedel terreno, figurano lo spandiletame, lo scavapatate, lo spartineve a turbina.Uno dei motocoltivatori più interessanti è quello prodotto nel 1949dall’americana Gravely Tractors(una divisione dell’industria automobilistica StudebakerPackard) e importato in Italia dalla societàAgrea di Torino. Può essere dotatodi 38 accessori differenti, fra cui uninnovativo doppio aratro rotante,munito di una coppia di 4 mazze,che permettono di tagliare, rivoltare e sminuzzare il terreno fino a35 cm di profondità, lasciando con un solo passaggio la terra prontaper la semina, senza più bisogno dierpicatura. Il periodo d’orodegli anni ’50Finita la Seconda guerra mondiale,in Italia le aziende metalmeccaniche che durante il conflitto avevano lavorato per le forze armate, dovendo riconvertire la produzione guardano con interesse al settore agricolo e alla necessità dei contadinidi macchine polivalenti dal costoabbordabile: il motocoltivatoresembra avere questi requisiti. Nomifamosi come Aermacchi, MotoGuzzi, Aeronautica Caproni, Piaggio, Isotta FraschiniBreda ci provano, con risultati in molti casi deludenti. Miglior sorte tocca ad abili artigiani, come Lino Pasquali: profondo conoscitore della sua terra – la collina toscana – progetta un motocoltivatore facilmente manovrabile anche dalle donne (che durante la guerra in campagna avevanopreso il posto degli uomini chiamati alle armi), in grado di lavorare fragli ulivi e nella vigna, ma anche inpieno campo. A richiesta viene offerto un assale gommato completodi sedile e sterzo che lo trasforma inun minitrattore. Il successo di questo innovativo mezzo va oltre ogniprevisione. Anche Ferrari di LuzzaMotocoltivatore Energic Type 409, prodotto in Francia dalla EtablissementsPatissier, 1948. Dotato di motore monocilindrico 4 tempi da 9 CV, può montarenumerosi accessoriNel 1948 la tedesca Hofmann presenta ilmotocoltivatore Universal con motoreFichtel & Sachs di 300 cm³ e potenza di 6,5CV. Sono 20 gli accessori di cui può esseredotato, tra cui questo rimorchio a due assiMotocoltivatore della Ocrim di Cremona, 1957.Azionato da un motore monocilindrico 4 tempi da 10 CV,a benzina o petrolio, si presenta come un trattorino consedile e volante. Oltre al voltafieno (nellafoto), può essereaccoppiato ad aratro,spandiconcime,falciatrice,seminatrice, erpice,fresa, rimorchiomonoasse.

Pgs di Saliceto Cadeo (Piacenza) produrranno motocoltivatori con caratteristiche similari, primo stadio di una successiva evoluzione nei trattorini isodiametrici articolati.Negli anni Cinquanta il mercato offre una vastissima gamma di motocoltivatori di produzione europea e anche nordamericana. Alla semplicità costruttiva viene abbinato ilcosto contenuto e una sempre piùampia gamma di accessori per soddisfare le esigenze di realtà colturali diverse.È proprio in quegli anni che si registra un incremento esponenzialenelle vendite. Nell’arco di tre anni, tra il 1958 e il 1960, il numero di motocoltivatori sale da 9.622 a25.286 (il 64,5% nell’Italia settentrionale). Di questi l’80% monta unmotore a ciclo Otto, il 20% diesel.La potenza media è di 8,6 CV. Sono prodotti da oltre 70 case, fra italiane e straniere: i più diffusi sonoi Pasquali (31,2%), seguiti daglisvizzeri Simar (16%) e dai tedeschiBungartz (6%).Tra le altre tantissime marche dimotocoltivatori e motozappe presenti sul mercato italiano si ricordano Aebi, Aeromere, Agria, Allen, Baraldi, Benassi, Bianchi Sicilia, Bocchini, Borsari, Cab, Clifford, Comas, Effebi, Ferrari, Goldoni, Gravely, Guidetti, Guss und Armaturwerk (Monax), Gutbrod,Guzzi, Hako, Holder, Hummel,Motocoltivatore Ferrari MC 58 con motore Slanzi da 9 CV e aratro monovomere voltaorecchioLa Cab, marchioche distingueil settore macchineagricole della Fabbricaautomobili IsottaFraschini e MotoriBreda di Saronno, costruisce questomotocoltivatore Ringo ED 80con motore diesel da 8 CV (1967)Motocoltivatore Gravely con aratro ruotante,1949. Prodotto negli Stati Uniti da unaazienda della StudebakerPackardCorporation, è in grado di lavorareanche su terrenti a forte pendenza e puòessere dotato di 38 differenti accessoriCoppia di motocoltivatori Bungartz serie FK, 1961. La casa tedesca adotta motori Fichtel &Sachs, Hatz e Berning, a benzina o diesel
Jrus, Martinelli, Marzi, Mhm,Motom, Nibbi, Obert (Trebo),Ocrim, Omea, Pecorari, Pgs, Pinza,Platz, Randi, Sacfem, Sgorbati, Sima, Solo, Stueb, Turati (Turmac),Vogel & Noot (AustroRapid), Willmes, Wörgl, Zompero. Per la propulsione quasi tutti i costruttori optano per quanto offre ilmercato. I motori più frequentemente utilizzati sono quelli a petrolio, a benzina, a miscela di olio oppure diesel e di potenza variabileda 2 a 16 CV: tra i più diffusi quellidi produzione Acme, Aspera, Beta, Fichtel & Sachs, Guidetti, Hatz,JAP, Lombardini, Ruggerini, Slanzi,Stihl, VM.Il motocoltivatore si dimostra una macchina vincente, che contribuisce concretamente alla meccanizzazione agricola sia nelle aree marginali sia in alcuni settori specializzati. CollezionismoSino ad oggi i motocoltivatori, forse perché considerati mezzi modesti, sono stati ingiustamente trascurati dagli appassionati di casanostra. Se gli esemplari del periodo pionieristico sono pressoché introvabili, specie nelle zone di collina e di montagna, con un po’ difortuna si possono ancora rinvenire esemplari degli anni Cinquantae Sessanta interessanti, a prezzipiù che abbordabili, e anche sui siti di vendite all’asta on line ne vengono proposti con una certa frequenza. Prima dell’acquisto conviene verificare le condizioni della meccanica, la completezza delmezzo, la dotazione di accessori. Ilrestauro non è in genere particolarmente complesso, tenuto ancheconto che per i motori delle marche più diffuse non è di solito difficile procurarsi i ricambi.Non è facile parlare di quotazioninon essendoci punti di riferimento:in genere poche centinaia di eurosono sufficienti per accaparrarsi unesemplare di cinquant’anni fa inbuono stato, seppur da restaurare. La Moto Guzzi produce, oltre alle due ruote,una serie di motozappatricie motocoltivatori. Il modello più grande&egr...



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